Cosa vedere in... NUOVA ZELANDA: Kia ora!


L'interessante reportage di Cristiana Fichi sulla Nuova Zelanda.


1. Cenni storici, i Maori, la colonizzazione, il paese di oggi

“Kia ora” significa salve, ciao, in lingua maori ed i Maori sono i veri indigeni, i primi abitanti della Nuova Zelanda. Questa è la prima parola che ho imparato, oltre a Aotearoa, che è l'antico nome dato dai Maori al paese e significa “lunga nuvola bianca”.
Si pensa che i Maori siano arrivati in queste isole lontane da tutto, mediante canoe, partendo dalle isole del Pacifico, principalmente dalla Polinesia, tra il IX ed il XIV secolo d.C., portando con loro animali e piante e che ne siano stati i veri padroni fino alla colonizzazione.






I neozelandesi sono molto fieri di questa origine e ne danno grande risalto nei musei cittadini come il Te Papa Tongarewa a Wellington o il Toitu Otago Settlers a Dunedin o all'interno delle tribù come il Te Puia a Rotorua.

La reputazione dei Maori, popolo fiero e bellicoso, suddiviso in varie tribù, talvolta anche rivali tra di loro, fece scappare vari esploratori, tra cui nel 1642 l'olandese Abel Tasman, che fu il primo a toccarne il suolo, quasi 200 anni dopo la scoperta del continente americano. E furono proprio gli olandesi a coniare il nome di Nuova Zelanda, da zeeland, che significa terra di mare.

Infatti la Nuova Zelanda è formata da varie isole, tra cui le 2 più grandi, quella del Nord e quella del Sud, nel mezzo all'Oceano Pacifico, lontane da tutto. Il paese più vicino, l'Australia, dista circa 2.000 Km, tra la costa orientale e Auckland.



Tale isolamento ha condizionato il suo sviluppo nel passato ma ha anche preservato fino ad oggi questo paese da contaminazioni esterne negative.

Fu solo nel 1769, ben 100 anni dopo la scoperta, che l'inglese James Cook arrivò in questo paese, quando ormai il resto del mondo era stato colonizzato e spartito e solo all'inizio del 1800 si insediarono i primi inglesi come balenieri, cacciatori di foche e commercianti di legname, anche se pochi divennero immigrati stabili. A mano a mano arrivarono dalla Scozia e dall'Inghilterra i primi veri coloni con l'intera famiglia a seguito, con viaggi lunghissimi ed una natura ostile, anche se ricca, ad aspettarli. Si ricordi tuttavia che a differenza dell'Australia, in queste terre non si trovano animali pericolosi, come serpenti velenosi, coccodrilli o specie marine insidiose.

Nel 1840 venne proclamata la sovranità inglese, mediante il trattato di Waitangi che sancì l'accordo tra il governo inglese ed i Maori.

A differenza dell'Australia i Maori ottennero più dei loro vicini Aborigeni, partecipando attivamente anche alla vita politica, nonostante l'aumento di immigrati. Nel 1867 i Maori ottennero 4 seggi in Parlamento e questa è stata solo una prima tappa per il riconoscimento ed il rispetto verso la loro storia e cultura, culminato nel 1987, quando la lingua maori divenne la lingua ufficiale della Nuova Zelanda. La maggior parte dei luoghi infatti ha nomi maori, talvolta impronunciabili e quelli di origine inglese (Auckland, Wellington, Dunedin, Christchurch per esempio) sono solo città sviluppatesi da originali insediamenti di coloni inglesi.

Oggi questo paese, tra i più giovani al mondo, rappresenta un esempio di grande integrazione tra diverse etnie e culture e di rispetto verso comunità diverse: i suoi 5 milioni di abitanti sono costituiti per il 65% da popolazione di origine europea (inglese, scozzese, irlandese prevalentemente, ma anche polacca, tedesca, italiana), il 20% da Maori, il 15% da popolazione asiatica-oceanica, di cui prevalentemente cinese.

L'attentato a Christchurch a marzo 2019 alla comunità musulmana, che purtroppo è avvenuto durante il nostro viaggio, ha suscitato sconcerto e profondo sgomento tra l'intera popolazione, non avvezza a fenomeni di terrorismo e razzismo. La risposta della popolazione è stata unanime e di piena condanna e le forze di polizia hanno pure ringraziato la cittadinanza per il comportamento civile e rispettoso a seguito dell'accaduto. Mi sono infatti ritrovata ad assistere ad uno spettacolo insolito quanto meraviglioso: forze di polizia che elargivano ciambelle ai passanti per le strade del centro di Christchurch, come segno di ringraziamento. E quando mai noi europei, sicuramente ben più numerosi e circondati a 360 gradi da paesi diversi, abbiamo assistito a cose del genere?











Altra sorpresa ho avuto quando ho scoperto che la popolazione neozelandese viene chiamata bonariamente dagli stranieri “kiwi”, termine assai inflazionato. Infatti il termine kiwi è utilizzato anche per il frutto e per il tipico uccello, simbolo della Nuova Zelanda, purtroppo in fase di estinzione.



Ma dopo questa lunga premessa vorrei passare a descrivere questo paese fantastico e a cosa mi ha portato ad affrontare il lungo viaggio.

La Nuova Zelanda rappresentava per me un paese poco conosciuto, poco studiato e molto lontano sia da un punto di vista culturale che geografico.

La prima volta che ne ho sentito parlare è stato quasi 25 anni or sono, a metà anni novanta circa. Dei conoscenti mi descrissero l'esperienza entusiasmante del rafting presso un fiume neozelandese. Solo successivamente ho scoperto che questa nazione ama gli sport estremi, che inventa, come il bungjee jumping ed ultimamente lo zorb. Poi ne ho sentito parlare quando vinse l'America's Cup, riuscendo a strappare il titolo agli americani dopo tanti anni. Poi si è fatta conoscere ancora di più per la forza della nazionale di rugby costituita dai famosi All Blacks, i cui componenti prima dell'inizio della partita sono soliti intimorire gli avversari con la danza guerriera maori, chiamata Haka.




E poi l'ho conosciuta attraverso i film, come “The piano” di Jane Campion, ma soprattutto con la saga di “Il signore degli anelli” e di “Gli Hobbit” del mitico regista Sir Peter Jackson, anch'esso neozelandese. Non sono mai stata grande amante di questo genere di film, ma devo ammettere che i paesaggi erano fantastici, fiabeschi, veramente unici ed erano tutti “made in New Zealand”.

Così, mettendo insieme tutti questi tasselli, avendo ancora tanto da scoprire e da conoscere, ho deciso che era giunta l'ora per andare un pò a curiosare!

Il viaggio è veramente lungo e noi abbiamo osato 36 ore di aereo per arrivare direttamente con un solo scalo all'andata (Dubai) e 2 al ritorno (Sidney e Dubai).

Il viaggio è stato organizzato in tutta libertà, prendendo un'auto a noleggio la cui guida a sinistra ha destato all'inizio non poche difficoltà!

Siamo partiti dall'isola del Nord, precisamente da Auckland ed in 2 settimane abbiamo visitato sia l'isola del Nord che quella del Sud, da cui ci siamo rimbarcati con destinazione casa. Di seguito il nostro itinerario da cui prendere spunti per un possibile futuro vostro viaggio.



2. Il Tour

2.1. Isola del Nord

L'isola del Nord è quella più popolata ed è il centro della cultura maori. Ha risentito degli sconvolgimenti geologici e per questo abbondano paesaggi mossi dominati da montagne, colline, laghi e fiumi. Per il suo clima subtropicale è popolato da numerosi allevamenti animali, prevalentemente pecore, ma anche bovini, cavalli, lama, il cui numero totale risulta ben superiore dell'intera popolazione! L'allevamento di animali rappresenta una delle ricchezze del paese. Inoltre è bene sottolineare che gli allevamenti di animali sono tutti all'aperto: mucche, pecore, cavalli scorrazzano beatamente tra colline e dirupi semimontani mangiando ciò che trovano nel territorio, non temendo la pioggia ed il freddo. Insomma qui sono tutti molto “wild” e sia gli umani che gli animali sembrano essere molto felici! Siamo ben lontani dai nostri allevamenti intensivi con mangimi chimici. Per questo la carne (angus prevalentemente) è molto saporita e tenera e la lana delle pecore è abbondante. I paesaggi sono molto vari e a tratti le colline ricordano la nostra Toscana, a tratti le verdi praterie ricordano l'Irlanda o l'Inghilterra come pure le condizioni meteorologiche che dal sole virano alla pioggia, dal caldo al fresco.






Sembra di essere in un angolo d'Europa ma in un'altra dimensione, nel silenzio, in assenza di traffico. Bello ma terribilmente solitario, adatto a chi è stanco dello stress cittadino tipico delle nostre città, a chi vuole ritrovare se stesso. L'isola del Nord è anche quella più importante dal punto di vista politico. Infatti è qui che si trova la città più grande, Auckland (non arriva a 2 milioni di abitanti) e Wellington, la capitale.

Il nostro itinerario è stato: Auckland, Hobbiton, Rotorua, Mangaweka, Wellington.



2.1.1. Auckland

La città si estende su più di 1000 Kmq e si affaccia sul mare. La strada più famosa per negozi e locali è Queen street, ben diversa dalle vie eleganti di tutte le grandi città. Mancano le griffe famose in tutto il mondo, soprattutto il made in Italy. Qui sono tutti molto informali ed il pantaloncino con la ciabatta la fa da padrone! Ma il vero fulcro è rappresentato dal Waterfront, la zona sul porto ricca di locali di vario genere più o meno eleganti, base anche delle barche che hanno partecipato all'America's cup del 1999-2000. C'è poi la Sky Tower, 328 m di altezza che offre un bellissimo panorama della città, nonché un adrenalinico bunjee jumping per chi vuole osare. Dalla Tamaki drive si osserva tutta la costa ed il susseguirsi di baie, con un panorama davvero interessante e ville meravigliose sul mare. Il nostro viaggio a tappe non ci ha concesso di conoscerla più a fondo e dopo una giornata e mezzo siamo partiti per la seconda tappa: Hobbiton.






2.1.2. Hobbiton

Nel 1998 il regista Peter Jackson iniziò a cercare i luoghi adatti per il set della serie del “Il signore degli anelli”. Inizialmente sorvolò per via aerea le sue terre neozelandesi e si innamorò quasi subito di questa area, nel centro dell'isola del Nord, vicino a Matamata, che all'epoca faceva parte di una fattoria. Qui costruì il set del villaggio degli hobbit, di Frodo e dei suoi amici, circa un anno prima delle riprese in modo da sembrare reale. Il set è diventato un centro turistico dal 2002 con autobus e guide che fanno percorrere il giro di tutto il villaggio a partire dalle case degli hobbit fino alla locanda del Drago Verde sul fiume. Un business a tutti gli effetti che continua ad arricchire gli ideatori e a far ricordare la saga. Simpatica idea per chi vuole rivivere la magia del Signore degli anelli.






2.1.3. Rotorua

A distanza circa 70 Km a sud di Hobbiton si trova Rotorua. La località situata sull'omonimo lago è famosa sia per la sua attività termale (geyser e spa termali) sia perchè il cuore della cultura Maori. Noi ci siamo concessi un bagno termale presso la Polynesian spa, un po' deludente, vista la ricchezza che abbiamo nella nostra Toscana. Invece interessante è stata la visita dell'area di Whakarewarewa, un nome che è uno scioglilingua, sito termale suddiviso in 2 zone, il Te Puia ed il villaggio omonimo. All'interno dell'area oltre che i geyser, i vapori, le fumarole c'è il villaggio Maori con le sue tradizioni e cultura, le lavorazioni del legno, della pietra, le canoe, i moko (tatuaggi che ricoprono i volti). Anche la cena Maori offerta è stata cucinata secondo la tradizionale hangi (cibo cotto in una fossa con pietre prima scaldate nel fuoco). Noi abbiamo considerato questa fermata una tappa necessaria per procedere verso il sud.



2.1.4. Mangaweka

A circa 240 Km a sud di Rotorua, ci siamo trovati in una zona lontana dai circuiti turistici, in mezzo a colline e pecore e cavalli e mucche e siamo arrivati in una fattoria dove abbiamo pernottato. E' stata forse l'esperienza più entusiasmante da quando abbiamo toccato il suolo neozelandese ed è consistito semplicemente nel calarsi nel loro mondo. Ci siamo sentiti bene nel vedere gli animali liberi, passeggiare in mezzo a loro, cenare con i proprietari, gentili vecchietti di grande cultura e profondi conoscitori non solo dell'Europa ma anche dell'Italia, mangiando cibi provenienti esclusivamente dalla fattoria, cucinati con grande maestria e di grande bontà, accompagnati da vini locali veramente interessanti. E la ciliegina poi è stata la camera: dal soffitto si poteva vedere la notte stellata! E qui, lontano da tutto, vi assicuro che le stelle erano tantissime!




2.1.5. Wellington

Percorrendo circa 190 Km tra parchi naturali, come il Tongariro, fiumi e cascate come Huka Falls e laghi come Taupo, siamo arrivati a Wellington, la capitale. Questa città passa per un centro culturale molto ricco, oltre che politico, perchè sede nazionale del balletto classico, dell'opera, dell'orchestra sinfonica e del cinema. Il centro è ricco di negozi e locali molto giovani e frequentati, ma il porto è la calamita di tutto con i suoi locali. L'attrazione più interessante per noi è stata la zona dei quartieri con edifici tardovittoriani sulle colline con facciate caratteristiche, tutte rigorosamente in legno. Questa non è una novità: il 90% delle costruzioni neozelandesi è in legno e questo è dovuto alla distesa di boschi dovunque. Purtroppo tale ricchezza ha favorito il disboscamento selvaggio con tagli ed incendi incontrollati, anche qui.





2.2. Isola del Sud

L'isola del sud è quella, a mio avviso, più affascinante, quella con paesaggi unici e con una natura dominante, quella più varia, quella che tocca il cuore. Per questo, per i luoghi che per noi sono stati magici, ho aggiunto un asterisco, che significa “da vedere assolutamente”. Il passaggio in traghetto da Wellington a Nelson in mezzo a isole di varie dimensioni, mare blu, boschi verdi ricorda molto paesaggi nordici con i suoi fiordi. Una volta arrivati sulla terra ferma, sembrava di essere in Trentino, tra meli e vigneti dovunque. Questa infatti è l'isola del buon vino. La famosa regione di Marbolough a nord ovest è quella con maggiore produzione vinicola. La prima tappa dell'isola è stata il parco di Abel Tasman*, seguita da Punakaiki*, Greymouth, Shantytown, Fox Glacier, Queenstown*, Milford Sound*, Catlins, Dunedin, Otago, Moeraki Boulders, le Banks e Christchurch*.






2.2.1. Abel Tasman Park*

E' uno dei parchi più piccoli, dove è possibile praticare kayak sul mare. Noi abbiamo preso una barca che partendo dalla spiaggia di Kaiteriteri ha costeggiato le spiagge dorate e le foreste che si affacciano sulla costa, ammirando gli uccelli, le foche, i pinguini ed i delfini. Le notti nel lodge ecosostenibile ed il ristorante vegetariano, affacciati sul mare hanno reso romantico il soggiorno.



2.2.2. Punakaiki*-Greymouth

Percorrendo la costa ovest verso sud, abbiamo ammirato numerose baie lambite dalle onde oceaniche da una parte e una vegetazione rigogliosa ma selvaggia dall'altra, fino a raggiungere il Paparoa National Park, che include le famose Pancake rocks, che si raggiungono attraverso il breve sentiero a piedi del Dolomite Point. La particolarità sono le rocce composte da strisce calcaree separate da strisce più sottili di roccia argillosa. Le onde, il vento, gli sfiati, la verde vegetazione che contrasta le rocce a strati rende magico l'intero paesaggio. La sosta a Greymouth è stata necessaria per riposare un pò, ma la cittadina può essere evitata. Nata infatti per la ricerca dell'oro, è sopravvissuta solo grazie al carbone.





2.2.3. Shantytown- Fox Glacier

Prima di arrivare al famoso ghiacciaio, che dall'elicottero è visibile in tutta la sua bellezza, abbiamo fatto visita ad una città fantasma, Shantytown, un tempo abitata da cercatori d'oro. Le foto esposte fanno riportare indietro nel tempo quando poveri diavoli, in cerca di fortuna, vivevano in condizioni difficili lavorando per pochi soldi.



2.2.4. Queenstown*

Dopo più di 300 Km a sud entrando verso l'interno dell'isola siamo arrivati ad una ridente, solare e molto turistica cittadina, Queenstown. Circondata dalla catena montuosa Remarkable su cui sono presenti d'inverno varie stazioni sciistiche, raggiungibili anche con la funivia e situata sul lago Wakatipu, in cui si possono svolgere vari sport acquatici ed estremi, questa cittadina è allegra, giovane e piena di vita: bar, caffè e ristoranti sono sempre pieni, mentre dalle imbarcazioni di ogni dimensione in giro per il lago si godono panorami mozzafiato. Questa è la base di partenza di numerose escursioni e ci ha veramente incantato con la sua vivacità.




2.2.5. Milford Sound*

Partendo da Queenstown si può andare, con gite organizzate, al fiordo di Milford Sound, che si trova nel Fiorland National Park, il più grande parco della Nuova Zelanda. Il tragitto è lungo 300 Km ma il tempo di percorrenza è di circa 4 ore. La gita in un sol giorno è una faticaccia ma ne vale la pena. La strada attraversa paesaggi di una bellezza straordinaria, tanto da essere stati dichiarati Patrimonio dell'Umanità, tra foreste lacustri, monti, fiumi con cascate e sentieri panoramici da togliere il fiato. Una volta arrivati a Milford Sound una barca fa esplorare l'intero fiordo lungo ben 16 Km. I fiordi, che qui abbondano in tutta la regione, sono gole scavate dalla pressione dei ghiacci nel corso delle diverse glaciazioni e sommerse poi dal mare in seguito allo scioglimento dei ghiacci ed all'innalzamento delle acque. Il fiordo del Milford Sound è caratterizzato dal Mitre Peak di 1692 m a picco sul mare e dalle cascate, le Bowen Falls e le Stirling Falls. Lungo il tragitto sono visibili otarie, pinguini e delfini. Sembra proprio di essere nel magico mondo del Signore degli Anelli.




2.2.6. Catlins

Ripartendo da Queenstown ci siamo diretti a sud bypassando la cittadina sul mare di Invercargill, che ha avuto il suo attimo di celebrità perchè ha dato i natali a Burt Munro: Burt è il motociclista che battè il record di velocità con la sua mitica moto “Indian” nella gara “speed week” che si svolge annualmente ed ancora oggi negli Stati Uniti. Il suo record è rimasto imbattuto dal 1967 con una velocità di 295,5 Km/h e durante le qualifiche di 305,9 Km/h. La sua storia è stata raccontata in un film, “The World's Fastest Indian“, con Antony Hopkins. Dirigendosi a sud est siamo arrivati nella regione delle Catlins. Lungo la costa si alternano spiagge a ripide scogliere, grotte a secolari foreste, in particolare di fern, la caratteristica felce neozelandese. Al Nugget Point si trova il faro che fa da sentinella e nella spiaggia sottostante foche ed otarie si crogiolano sulla battigia. Anche qui lo spettacolo delle cascate non si può perdere: con una passeggiata di pochi minuti si arriva alle suggestive Purakaunui Falls.





2.2.7. Dunedin e Otago

Risalendo verso nord, siamo arrivati alla cittadina di Dunedin, che conta poco più di 120.000 abitanti ed è essenzialmente una cittadina universitaria. Deve il suo nome alle origini scozzesi dei fondatori, arrivati qui a metà dell'ottocento: infatti Dunedin significa Edimburgo in gaelico. Nacque nel periodo della corsa all'oro, diventata poi un centro commerciale. La sua architettura richiama proprio ad Edimburgo, con i suoi edifici gotici e grigi. Senz'altro merita una visita la stazione ferroviaria, tutta in pietra, che rappresenta uno degli edifici più storici del paese, in stile neofiammingo rinascimentale, più museo che altro. Dalla città si snoda la penisola di Otago. Qui oltre al castello di Larnach, anch'esso in pietra, su una sommità in mezzo ad un parco ricco di specie floreali di ogni tipo, si trova il centro degli Albatross reali, che regalmente volano lungo la costa e le ripide scogliere ed infine la Sandfly Bay dove vivono i pinguini dagli occhi gialli.




2.2.8. Moeraki Boulders, le Banks e Christchurch*

Salendo ancora verso il nord costeggiando l'oceano, a circa 80 Km da Dunedin, siamo arrivati ai Moeraki Boulders, che sono oggetto di curiosità e leggende. Questi massi grigi sono sfere quasi perfette di circa 4 m di circonferenza su un tratto di spiaggia di circa 50 m, in riva al mare. Pare si siano formati sul fondo del mare, circa 60 milioni di anni fa, ma secondo la leggenda maori, i massi sono i cesti di cibo presenti in una delle grandi canoe con cui i Maori arrivarono in Nuova Zelanda. Proseguendo verso nord siamo giunti dopo circa 300 km dalle Boulders alla penisola delle Banks, con le sue numerose baie.



L'ultima tappa da cui poi siamo partiti per fare ritorno è stata Christchurch*. Questa è stata una gran bella scoperta, sicuramente la città che mi è piaciuta di più tra tutte quelle visitate. Con i suoi quasi 400.000 abitanti è una città molto verde e molto ricca.






Nata come insediamento della chiesa d'Inghilterra nell'ottocento è diventata oggi un importante centro di information technology. Purtroppo è venuta famosa per i terremoti devastanti del 2010 e del 2011, ricordate nel memoriale “Quake city”, edificio museo, ma nonostante siano passati pochi anni molti quartieri sono stati ricostruiti, perchè sito dell'UNESCO. Qualche edificio come la Cattedrale è ancora semidistrutto. Nella città si vedono gru dovunque e la ricostruzione avanza a tempo di record, almeno per gli standard italiani, ahimè. In molte zone della città, ci sono edifici vittoriani, molto british, come il Christ College, esattamente come l'omonimo in Inghilterra, in cui si sono laureati illustri personaggi, come il famoso chimico premio Nobel Rutherford per la teoria orbitale dell'atomo o il più umano ma altrettanto famoso attore internazionale neozelandese Russel Crow. Il fiume Avon, che scorre in mezzo alla città toccando i punti più caratteristici, ricorda quello che scorre lungo Oxford con le solite barche dove poter fare il punting. Lungo l'Avon si trova anche il monumento a Kate Sheppard, famosa femminista ante litteram, trasferita dall'Inghilterra in Nuova Zelanda, che riuscì a far promuovere il suffragio femminile in Nuova Zelanda nel 1893, il primo paese al mondo. E' considerata talmente importante da essere ritratta come un'eroina nazionale anche nelle banconote locali. Insomma, la città alterna edifici moderni, come quelli in New Regent Street totalmente ricostruiti dopo il sisma, ad edifici ottocenteschi tardogotici. La modernità si fa sentire anche mediante favolosi murales in giro per la città. Numerosi sono quelli che raffigurano animali preistorici come i moa, che ricordano dinosauri o raffigurazioni di volti femminili più moderni.











3. Conclusioni

Nella mia vita ho girato un po' in lungo ed in largo. Ci sono paesi che ho visitato tante volte, perchè considerati come una seconda patria, a me affini e vicini geograficamente, come la Francia, il Regno Unito, la Germania, la Spagna; poi ce ne sono altri che ho visto almeno 2 volte ma che meriterebbero di essere rivisti perchè veramente interessanti, come la Giordania, Singapore, gli Emirati Arabi Uniti; altri che mi hanno toccato il cuore e che prima o poi so che rivedrò, anche se non vicini e un po' impegnativi come il Messico, il Kenya, l'Argentina, la Birmania e poi c'è la Nuova Zelanda. Perchè è indiscutibile che vorrei ritornarci ma la grande distanza e la fatica del viaggio non so se me lo consentirebbero una seconda volta. Allora non mi resta che sognare e ripensare a tutti i bei momenti passati e sentirmi fortunata per aver trascorso 2 settimane indimenticabili.

Kia ora Aotearoa!!!


Testo e foto di Cristiana Fichi







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