ROMA: street art! (13) - Rebibbia e Casal de' Pazzi


Questo post propone un itinerario attraverso due quartieri di Roma ricchi di storia e riferimenti culturali, ma anche di modernità come la street art che tende sempre alla riqualificazione di aree cittadine lasciate a sè stesse: Rebibbia e Casal de' Pazzi.



Si comincia dalla stazione della metro di Rebibbia dove un murale di Zerocalcare dà il benvenuto riassumendo quasi tutta la storia del quartiere, dalle palazzine storiche, al ritrovamento del "mammuth", fino all'attuale codice postale.




Altri murales decorano l'ingresso della stazione.



La costruzione dell'attuale quartiere risale agli anni 1949-1963 con il cosiddetto "Piano Fanfani" e il progetto di INA casa che diede sviluppo alla zona erigendo le varie palazzine.
Si voleva privilegiare l'aspetto di socializzazione creando spazi verdi anche all'interno dei cortili, il cosiddetto "buon vicinato" che poteva realizzarsi anche grazie a questo.
Il quartiere venne costruito per ospitare circa 3000 abitanti, implementando anche servizi sociali, uffici e mercati indipendenti.
Il nome Rebibbia deriva dal Cardinale Scipione Rebiba che deteneva un'ampia zona di terreno attorno all'attuale zona di Ponte Mammolo.
Un'antica torre ricorda il Card. Rebiba.






Oggi il quartiere di Rebibbia è noto soprattutto per il carcere, ma qui visse per alcuni anni anche Pier Paolo Pasolini che abitò in una delle palazzine vicino piazza Ferriani dove una targa ne commemora la sua permanenza.



L'intera zona di Ponte Mammolo che include i quartieri di Rebibbia e Casal de' Pazzi è in parte occupata da ampi spazi verdi, parchi che hanno resistito all'insediamento urbano degli anni '60 e '70 dove allora si estendeva il grandissimo Agro Romano.
Il Parco Regionale di Aguzzano è uno di questi, con un'area di 60 ettari dove resistono platani, pioppi, cipressi, noci, mandorli e dove si sono sviluppati progetti di "orti urbani" gestiti da singoli cittadini e cooperative.
Nel parco vi sono anche dei casali denominati Alba, un centro polifunzionale adibito a biblioteca, un'antica Stalla dei Tori, in via di riqualificazione.





Adiacente al Parco Aguzzano si trova il Parco Petroselli che ospita l'antica Villa Farinacci, dal nome del gerarca fascista Roberto Farinacci, oggi adibita a centro ricreativo e culturale gestito dal Municipio.


In questa zona si trova il Parco della Bassa Valle dell'Aniene che deve la sua origine al deposito piroclastico (eruzioni esplosive) proveniente dai Colli Albani. Con questi depositi vulcanici vennero costruite le antiche ville romane, tra cui la Villa di V. Tilli, di cui rimangono alcuni resti visibili che affiorano dal terreno. Questo materiale è chiamato "tufo lionato" per il colore fulvo.



Sempre nel quartiere di Casal de' Pazzi si trova il museo storico detto del "Mammuth".
Nel 1981, durante gli scavi per la costruzione viaria del quartiere, venne alla luce un ritrovamento risalente al periodo pleistocenico. In un'area di 1200 m. quadrati vennero ritrovati oltre 2000 resti ossei di animali preistorici, antichi elefanti molto più grandi degli attuali, erroneamente chiamati, in questo caso, mammuth.







Il nostro giro nel quartiere Rebibbia si conclude per ammirare alcuni murales realizzati dallo street artist Blu.
Il primo rappresenta l'evoluzione della Terra, dai suoi esseri primordiali attraverso milioni di anni, fino ad arrivare alle zone "grigie" con la costruzione delle antiche piramidi egizie, il Colosseo e via via lo sviluppo degli ultimi duemila anni che purtroppo determina la disgregazione e il crollo inesorabile della "spirale".









Altri due grandi murales si trovano nello stesso gruppo di palazzi.
Il primo di questi rappresenta il tentativo di riconquista da parte del "verde" rispetto al grigiore della città, rappresentato con una tecnica di precisione pittorica raffinata.







Di fronte a questo, altri murales tra cui quello dedicato da Gisel Rosso alla bambina di nome Giulia, morta in seguito al terremoto di Amatrice e zone vicine, che abitava in questa zona.


A fianco, una scimmia impazzita che porta un bracciale con il simbolo "like" di Facebook, cavalcata da ranocchie anch'esse "fuori di testa".







E per concludere l'ultima opera di Blu, terminata nel dicembre 2018. "Càpita" vuole rappresentare un girone dantesco moderno dove a seconda del tunnel del toboga in cui si finisce, varia il destino dell'uomo. Può essere fortunato e finire in una vasca colorata oppure sfortunato e cadere in una putrida.
A simboleggiare una critica amara all'attuale sistema capitalistico moderno. Non per nulla, una L "caduta" dal titolo Capita si trova nella parte verde del murale.













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